Fascial Blog - Miofasciale

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Induzione miofasciale

Pubblicato da Roberto in F) Trigger points · 7/1/2012 17:43:51
Tags: Induzione

Negli ultimi 2 anni nel mondo della fisioterapia e della terapia manuale c’è molto fervore sui trigger point come se fossero la scoperta del secolo che permetterebbe di alleggerire una grossa percentuale di dolori osteoarticolari e non solo. Per fortuna che ci sono voluti circa 40 anni per riscoprirli nel mondo della fisioterapia italiana e non i quasi 100 anni per accorgersi di metodi nord americani molto di moda attualmente nel mondo del fitness e della riabilitazione!
Voglio chiarire in modo parziale o almeno generale per chi ancora ne fosse a digiuno cosa sono.
I punti trigger o grilletto sono punti insiti nei muscoli che fanno scattare dolori regionali o a distanza nel corpo. Alla palpazione si trovano cordoni induriti con un punto centrale molto doloroso. Una pressione fatta con un polpastrello scatena subito un dolore irradiato che si propaga a distanza. Parlo di questi trigger poichè sono insiti nella fascia muscolare. Chi li ha studiati in modo approfondito negli anni 70-80 sono i medici ricercatori Travell e Simons che li hanno mappati in tutto il corpo con anche le aree di irradiazione. Molte sono le teorie sull’origine di questi puntie spesso appare abbastanza inspiegabile come il SNC possa mantenere certe aree o fibre di un muscolo in contrattura e tuto attorno no. Lo stesso Simons pensa si tratti di contrattura localizzata dovuta a microlesioni locali degli elementi contrattili legate a sforzi o iperdistensioni da sforzi o stiramenti prolungati mantenuti oltre la soglia di tolleranza. Si pensa inoltre che questi punti siano porzioni di maggiore cedevolezza del muscolo e che sono presenti in tutti gli individui, se vogliamo approfondire l’argomento possiamo anche sbilanciarci dicendo che moltissimi di questi corrispondono a punti di meridiani di agopuntura dove il meridiano energetico affiora verso l’esterno, quindi senza essere troppo meccanicistici o razionali dovremmo pensare a un eccesso di energia o deficit in quel punto che crea poi un dolore irradiato, ma ciò non è sostenuto da nessuna teoria.
Ritornando alle microlesioni pare che in questa zona si sviluppa l’incapacità di eliminare l’eccesso di ioni di calcio liberati e si provoca una contrattura locale mantenuta anche sottosoglia (ovvero senza dolore durante l’anno ma in stato latente di attivazione). Ciò che c’è di certo è che sono aree di ischemia locale e qui la terminazione nervosa è in stato di ipereccitabilità con meccanocettori e nocicettori ipersensibili. Ci sono poi teorie che rimandano comunque ogni trigger a un riflesso midollare corrispondente ad un' area dermatomerica e miotoma ben definita, quindi dipendente dal midollo e dai segmenti vertebrali che per un motivo ancora ignoto scaricano solo su alcuni neuroni che arrivano a quell’area del muscolo.
Il discorso per ora poco approfondito a cui rimando al lettore ricerche in rete e i lavori dei citati autori, serve solo per dire che nel lavoro miofasciale non è che ci dimentichiamo dei trigger point, sappiamo bene che esistono, ma dato che sono insiti nel tessuto fasciale, tranne in alcuni isolati casi, ci domandiamo perchè se trattiamo tutto il tessuto e lo liberiamo dalle sue tensioni, dai suoi stress di qualsiasi origine ( traumatica, emozionale, posturale ecc) dovremmo lavorare in modo certosino su ogni singolo punto. Ricordo al lettore che esistono più di 400 punti e molti altri si possono scoprire. Il lavoro miofasciale non è un lavoro generico, è un lavoro globale con il quale si tratta tutta la fascia ad ogni livello e non è raro scoprire che trattando un polpaccio riusciamo a liberare i trigger di un trapezio controlaterale!! Ma non solo a liberare il movimento in tutti i piani dello spazio del rachide cervicale.Questo per dire che stiamo trattando il sistema corpo che è un sistema chiuso e unico in quanto unità globale unica dove tutto funziona insieme al tutto dal più piccolo elemento cellulare all’organo più grande, tutto fa parte di tutto. Trattare quindi un sistema, e lo possiamo immaginare come un vestito aderente tipo fantastici 4 per intenderci, che ha espansioni interne che non si limita a rivestire l’esterno, ma ne costituisce anche gli spazi interni ed il contenuto, è un lavoro più consono alla salute globale dell’essere umano.
La terapia si chiama INDUZIONE MIOFASCIALE.

Pubblicato da http://indumiofasciale.blogspot.com il 27/12/2009



Torna ai contenuti | Torna al menu